Tecnologia nemica della semplificazione. Il caso degli adempimenti Iva.

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Settembre 2017

Pubblicato su il Sole 24ore del 18 - 9 - 2017.

 di Vincenzo Visco

In questi giorni alcuni milioni di contribuenti, o più precisamente i loro consulenti, stanno raccogliendo le fatture emesse nei primi sei mesi dell'anno che andranno inviate per via telematica all'agenzia delle Entrate. Questo adempimento era stato oggetto di una lettera di protesta dei commercialisti italiani nel luglio scorso. Protesta in apparenza ambigua, in quanto diretta contro l'uso delle moderne tecnologie informatiche e anche contro il contrasto all'evasione, ma sostanzialmente giustificata. Tuttavia i contribuenti italiani hanno ben altro di cui preoccuparsi, in quanto risulta che il Governo, con la scusa di superare le difficoltà lamentate, abbia chiesto una deroga alla Commissione europea per estendere l'obbligo di fatturazione elettronica anche ai rapporti tra privati. E probabile che questa sarà l'evoluzione naturale del sistema nei prossimi 10 - 20 anni, ma imporre oggi per tutti questo obbligo che richiede la firma digitale, una marca temporale e la riorganizzazione completa della gestione aziendale, rappresenterebbe un onere insopportabile e del tutto inutile peri contribuenti (soprattutto peri più piccoli che non hanno alcun bisogno per la loro attività economica del ricorso a questo sistema) e soprattutto inutile per la Pa e fonte di spreco di risorse e tempo preziosi, dal momento che il nuovo programma richiederebbe dai 3 ai 5 anni per essere attuato. Si conferma così un'assurda vocazione a complicare la vita dei cittadini e a ingolfare l'amministrazione con dati inutili. Ciò è del tutto evidente anche nel modo in cui è stata attuatala trasmissione telematica delle fatture Iva che oggi viene applicata per la prima volta, e che sembra essere stata disegnata apposta per complicare anziché semplificare, introducendo nuovi adempimenti inutili, e che nel complesso risulta un oltraggio rispetto alle potenzialità e alla logica delle nuove tecnologie sia relativamente alle semplificazioni che per quanto riguarda la deterrenza nei confronti dell'evasione. Il tutto deriva dall'aver sovrapposto e confuso logiche operative e amministrative del tutto differenti: l'obbligo di trasmissione per via telematica segue infatti i lmeccanismo della procedura precedente dello "spesometro" o dell'elenco clienti e fornitori, e quindi prevede l'invio successivo all'emissione delle fatture di informazioni in esse contenute, appositamente raccolte e inviate periodicamente all'agenzia delle Entrate, con notevole dispendio di tempo ed energie. Quello che sarebbe stato necessario (e di facile attuazione) era di utilizzare una semplice applicazione informatica che consentisse, nel momento stesso in cui la fattura fosse emessa, di trasmettere contestualmente al cliente e all'Agenzia i pochi dati fiscalmente rilevanti, senza adempimenti specifici successivi. La procedura avrebbe dovuto riguardare solo le fatture emesse, mentre il cliente avrebbe dovuto verificare la loro regolare emissione prima di portarle in detrazione, segnalando all'Agenzia eventuali anomalie. Si è decisa invece la trasmissione, successiva e periodica, sia delle fatture emesse sia di quelle ricevute, con costi di adempimento rilevanti. Infine si è introdotto l'obbligo di un'apposita dichiarazione trimestrale dell'Iva che, per quanto utile, rappresenta un nuovo e pesante adempimento che richiederà altre elaborazioni di acquisizione e controllo da parte dell'Agenzia in un continuo scambio di operazioni tra le controparti. Lo stesso risultato poteva essere ottenuto semplicemente sdoppiando nel modello F24 il dato dell'Iva in Iva a debito e a credito (come era stato suggerito da chi scrive) senza fastidi e costi aggiuntivi. La procedura prevista, inoltre, è molto carente anche per quella che dovrebbe essere la sua finalità principale e cioè il contrasto all'evasione. Su questo aspetto ho già scritto mesi fa (si veda «Il Sole 24 Ore» del 2 febbraio scorso). Si tratta di almeno 14 miliardi che potrebbero essere recuperati se il provvedimento venisse modificato in modo opportuno. Invece poco cambierà e si affermerà la convinzione che le nuove tecnologie sono inutili, complicate e vessatorie, l'evasione continuerà (quasi) indisturbata e i contribuenti dovranno pagare di più per servizi superflui e che si potevano comunque evitare, mentre una corretta applicazione delle nuove tecnologie poteva portare anche all'abolizione della stessa contabilità Iva. Sembra proprio, anche in questo caso, di vivere in un dramma nazionale che si ripete continuamente: semplificazioni annunciate che diventano complicazioni, adempimenti che si sovrappongono, mancanza di coraggio nell'operatività concreta, rifiuto di assunzione di responsabilità gestionali, aumento dei costi di transazione, paralisi operativa.

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