Renzi non ha voluto fare una vera lotta all'evasione

Ottobre 2017

 

di Donatella Coccoli, pubblicato su Left il 14 ottobre.

Mentre gli ultimi numeri dell'evasione fiscale, 111 miliardi, sfilano sui giornali, si rifa vivo l'economista che ha cercato di colpire a fondo questo fenomeno. E non a caso si intitola Colpevoli evasioni (Egea editore) il nuovo libro di Vincenzo Visco, tre volte ministro delle Finanze, ministro del Tesoro e autore vent'anni fa della grande riforma dell'amministrazione finanziaria.

Professor Visco, nel suo libro a proposito di "morale fiscale" sostiene che c'è una differenza tra il nostro Paese e gli altri. Perché?

Noi siamo un Paese che ha solo 150 anni di vita, dove il senso dello Stato non è mai stato particolarmente forte, dove il senso della comunità è carente, dove c'è un familismo più o meno amorale e un individualismo spinto e anche una sfiducia molto forte nelle classi dirigenti. Queste, a loro volta, sono sì emanazione di chi le elegge, ma tendono a perpetuarsi e sono sempre ín grado di manipolare il consenso. E ci sono poi i problemi irrisolti: tra Nord e Sud, e tra le regioni più sviluppate del Nord e il governo centrale. C'è infine una morale lassista per cui l'evasione fiscale non viene considerata una cosa grave.

Quali sono i segnali più evidenti?

Una cartina al tornasole di tutto questo è la posizione dei Cinque stelle che sono legalitari, molto schierati contro la corruzione ma prudentissimi in materia fiscale. Invece è chiaro che malavita organizzata, corruzione ed evasione fiscale vanno di pari passo. Anzi, l'evasione fiscale c'è sempre, sia quando c'è riciclaggio, che quando c'è corruzione. Quindi individuare l'evasione fiscale potrebbe essere anche una via per colpire la malavita. Ma le prudenze esistono anche a sinistra.

Negli ultimi anni com'è stata la lotta all'evasione fiscale?

Gli ultimi anni sono quelli di Matteo Renzi: si sono capovolti completamente quelli che erano i messaggi che la sinistra dava in materia fiscale e si è creato un clima di ulteriore disvalore attorno alle imposte. Certo, nello stesso tempo Renzi ha seguito la linea per cui a parole tutti sono impegnati contro l'evasione fiscale, ma nei fatti questo non si è visto molto. Il suo governo ha introdotto un paio di misure alcune le avevo suggerite io cioè lo split payment e il reverse charge. E se un po' di soldi sono arrivati e sono riusciti un po' a far quadrare i conti, si devono anche a quelle due misure. Adesso vedremo cosa farà il governo Gentiloni nella prossima legge di bilancio, ma la sostanza è che hanno innalzato i limiti di punibilità per le sanzioni, sia a livello amministrativo che penale. E soprattutto hanno depenalizzato completamente l'elusione fiscale che è uno dei due modi con cui si evade, la cosiddetta "evasione dei ricchi" come scrivo anche nel libro.

E i controlli sui conti correnti?

Ah, quelli non li hanno mai attuati. Hanno chiesto informazioni alle banche e dopo averle ottenute hanno  emanato immediatamente una disposizione interna per cui di fatto quei dati non possono essere utilizzati, se non in casi particolari con autorizzazioni di tutti i tipi, mentre invece dovrebbero essere materia corrente. Questa è un'altra caratteristica delle politiche in questo settore: si fanno le cose ma si fanno a metà.

Non si è mai voluto intraprendere una strategia di lungo termine, lei scrive, anche per non perdere il consenso elettorale. Il "meno tasse per tutti" di berlusconiana memoria, vale anche per Renzi?

Questo mi pare evidente. Renzi l'ha pure teorizzato, perché ha tirato fuori il fantasma di Dracula, che poi sarei io (così venne definito da Giulio Tremonti, ndr).

Cioè?

Ha detto che avrebbero eliminato Dracula. Poi viene portata avanti l'altra idea, quella del fisco amichevole, che è cosa sacrosanta, però se poi, quando è necessario, non c'è l'intervento repressivo non si va da nessuna parte.

Il fisco dovrebbe rientrare in una visione d'insieme del Paese, in cui si dovrebbe far capire che pagare le tasse serve per mantenere il welfare. E' stata una mancanza della sinistra?

Il punto è un altro. La sinistra ha il complesso di essere additata come il partito delle tasse, la polemica tipica sollevata dalle destre. La sinistra è quella parte politica che ha creato il welfare, ma per finanziarlo ci vuole una pressione fiscale elevata. La destra invece aspirerebbe a uno stato minimo o comunque a un welfare ridimensionato, limitato soltanto ai più poveri e che esclude tutte le classi medie. Si tratta quindi di un conflitto di fondo. Ma a sinistra tutto questo non sempre è chiaro e quasi mai si ha la forza di collegare la necessità di una tassazione anche elevata e comunque progressiva con il mantenimento del welfare. Che significa sanità, istruzione, previdenza, tutti elementi di cittadinanza e quindi di coesione. Invece siamo in una situazione di dissociazione per cui si pensa che si possa tenere insieme la riduzione delle tasse e il welfare.

Nel libro accenna al silenzio dei sindacati.

In parte è stato così, anche se i sindacati adesso sono quelli più impegnati sul piano politico contro l'evasione. Comunque, sì, la preoccupazione era: "che succede in un Paese come l'Italia, se facciamo pagare le tasse a tutti"? Ma qui si tratta di togliere, prima di tutto, un eccesso di profitti che non vengono tassati e poi, quando si tratta di imprese così fragili che non stanno in piedi senza evasione fiscale, bisogna riflettere se sia il caso o meno di far chiudere quelle inefficienti per averne più solide, più grandi e più resistenti, come succede negli altri Paesi.

Lei ha sempre parlato di tracdabilità per riuscire a identificare i redditi effettivi. Qual è la soluzione che propone nel libro?

Si tratta di creare una situazione in cui la gente non può evadere. Voglio solo ricordare che ho avuto la responsabilità di questi interventi tra il 1996 e il 2000 e poi fra il 2006 e il 2008. Si dà il caso che in quei periodi, e sono gli unici, si vede dai dati statistici un recupero di evasione anche massiccio. Quindi, si può fare. E nel libro faccio una proposta che può essere risolutiva.

La può spiegare anche a un non addetto ai lavori?

Noi sappiamo che le ritenute fatte sui lavoratori dipendenti impediscono loro di evadere, infatti non evadono, salvo zone marginali di fuori busta o cose di questo genere. E allora si tratta di estendere anche agli altri redditi un meccanismo simile. La caratteristica è che viene fatto da un soggetto terzo rispetto al contribuente: lo fa il datore di lavoro sui lavoratori che la subiscono. Qui si immagina di utilizzare il meccanismo dell'Era per far fare delle ritenute da parte di chi acquista sull'ammontare delle vendite pari alle imposte dovute da tutti. In questo modo si crea un soggetto terzo interessato, non solo perché è obbligato per legge, ma anche perché, dato che le ritenute le subirà anche lui da parte di altri e può compensarle, ha la necessità di farle. E a quel punto non si evade più.

Secondo lei si parlerà di evasione fiscale in questo scenario pre elettorale?

Lo possono fare forze che hanno una strategia di lungo periodo, ma quelle che vogliono cercar di vincere alle prossime elezioni faranno "can che abbaia non morde" oppure... non abbaia nemmeno. Se poi l'alternativa è un governo con il Partito democratico e Forza Italia che è quello per cui si sta facendo anche questa legge elettorale -, allora è chiaro, non solo non se ne parlerà, ma non se ne farà nulla.

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