L'evasione si combatte con più tracciabilità e meno contanti

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Ottobre 2019

Naturalmente esiste una relazione tra evasione ed uso del contante, ed infatti l’innalzamento della soglia per i pagamenti in moneta da 1000 a 3000 euro decisa dal Governo Renzi fu al tempo giustamente criticata. Ed è anche vero che l’uso dei pagamenti elettronici in Italia è molto inferiore a quelli degli altri Paesi. Ma ciò riflette soprattutto il ritardo piuttosto serio nella digitalizzazione della nostra economia e il problema dovrebbe risolversi gradualmente ma mano che avvenissero progressi in questo settore in verità strategico.

Ma, mentre la limitazione del contante è importantissima ai fini dell’antiriciclaggio, ai fini del contrasto all’evasione essa non sembra particolarmente efficace. Per almeno due motivi. Innanzitutto perché la misura sarebbe facilmente eludibile: sarebbe sufficiente infatti garantire uno sconto superiore all’agevolazione fiscale applicata sul prezzo di vendita (si è parlato di aliquote minime del due per cento) per invogliare i consumatori a continuare a pagare in contanti. Ma soprattutto perché la parte assolutamente prevalente dell’evasione non si verifica nelle transazioni finali, bensì a monte di esse attraverso la manipolazione della contabilità e dei bilanci. In sostanza potrebbe esserci un’economia senza contante ma con evasione. La soluzione va ricercata invece nella tracciabilità dei pagamenti e più in generale delle attività economiche, secondo quanto personalmente suggerisco da ormai quasi 10 anni.

In estrema sintesi, l’evasione si recupera rafforzando la fatturazione elettronica ed estendendola a tutti i contribuenti, forfettari compresi. Introducendo sanzioni adeguate per chi non invia le fatture. Prevedendo l’accertamento automatico in caso di difformità tra le informazioni ricevute e comunicate. Controllando e facendo accertamenti  sui contribuenti che, pur avendo ricevuto le fatture elettroniche a monte, invece di aumentare le vendite dichiarate, riducono i margini (mark up) precedentemente dichiarati. Gran parte di queste misure sono assenti nella legislazione in vigore. Infatti il maggior gettito finora ottenuto è di gran lunga inferiore alle potenzialità dello strumento fiscale. Va inoltre previsto lo stesso meccanismo (la trasmissione telematica) per i corrispettivi (scontrini, ricevute, compensi professionali) da attuare rapidamente per tutti. In tale contesto utile potrebbe essere l’introduzione di una speciale lotteria che incentivi la richiesta dell’emissione dello scontrino o della ricevuta. Va poi previsto un meccanismo di ritenute alla fonte generalizzato applicata alle imposte dirette e l’uso sistematico delle banche dati finanziarie come elemento di chiusura del sistema, in modo da equiparare per quanto possibile tutti i contribuenti al trattamento finora riservato solo a lavoratori dipendenti e pensionati. In questo modo in pochi anni (2 o 3 al massimo) si possono ragionevolmente recuperare 40-50 miliardi di evasione.

Non è un libro dei sogni. Queste proposte (ed altre) attentamente studiate e testate per le loro conseguenze sull’economia e sul piano dell’equità fiscale, sono sul tappeto da molti anni e sono contenute in un libro uscito lo scorso anno, in numerosi rapporti del centro studi Nens, in articoli di giornale e in post pubblicati. Se si vuole, si può fare. Del resto alcune delle mie proposte come lo split payment, il reverse charge, e la stessa fatturazione elettronica sono state adottate (sia pure in modo imperfetto) dai governi passati ed hanno mostrato di funzionare. Si tratta di continuare su quella strada.

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