Visco: "La manovra? Se si ha la volontà politica di ridurre l'evasione, si può fare senza sacrifici. Ecco come sanare il bilancio e ridurre le tasse agli onesti"

Marzo 2017
Tre proposte operative che nel medio termine potrebbero rimettere a posto la finanza pubblica e rendere possibile uno strutturale abbattimento delle imposte per i contribuenti onesti: rendere efficace davvero la manovra fatta sulla trasmissione automatica dei dati contenuti nelle fatture Iva; applicare lo split payment anche ad altri settori, a cominciare dai professionisti, e intervenire sulle aliquote Iva riducendole a due, una al 5 per cento e l’altra da individuare nella fascia tra il 18,60 e il18,97 per cento, in modo da ridurre le possibilità di arbitraggio che oggi consentono agli evasori di evadere diversi miliardi di euro.

Rendere efficace davvero la manovra fatta sulla trasmissione automatica dei dati contenuti nelle fatture Iva; applicare lo split payment anche ad altri settori, a cominciare dai professionisti, e intervenire sulle aliquote Iva riducendole a due, una al 5 per cento e l’altra da individuare nella fascia tra il 18,60 e il18,97 per cento, in modo da ridurre le possibilità di arbitraggio che oggi consentono agli evasori di evadere diversi miliardi di euro. Basterebbero questi tre interventi per risolvere nel medio termine gran parte dei problemi del bilancio italiano e per avere le risorse necessarie a ridurre in modo strutturale la pressione fiscale sui contribuenti onesti. Senza contare la possibilità di ripulire il bilancio delle “innumerevoli superfetazioni volte solo a produrre consenso politico”.

In vista della manovra economica che il governo sarà costretto a fare, Vincenzo Visco propone al governo una ricetta che, con un’ottica di più ampio respiro, rimette al primo posto le risorse recuperabili dal contrasto dell’evasione fiscale, oggi possibile – contrariamente alla vulgata generale - senza alcuna forzatura o intervento invasivo, grazie alle nuove tecnologie. Naturalmente è necessaria la chiara volontà politica di contrastare davvero gli evasori, e non solo a parole.

Domanda. Ma è proprio necessaria questa manovra? Non si rischia di rallentare anche quella stentata ripresa che pure si intravede?

Risposta. “I dati economici non sono incoraggianti. Lo spread - dice Visco - è arrivato di nuovo a 200 punti. L'agenzia di rating canadese Dbrs ha appena tagliato il rating del debito italiano a BBB.C’è stato il richiamo dell’Ue. Tutto questo significa che sta venendo meno la fiducia nella finanza pubblica italiana. Inoltre, ci sono le dinamiche politiche. Tutto indica dunque che i mercati potrebbero cominciare a scontare una nuova crisi finanziaria dell’Italia. In questo contesto non è che possiamo continuare a giocare con i conti pubblici. Ferme restando tutte le critiche verso un’impostazione asfittica e miope dell’Europa e in particolare della Germania, resta che noi siamo nelle condizioni di dover fare una manovra correttiva. Detto questo, bisogna rendersi conto che farla non è una tragedia, se si lavora sull’evasione fiscale e si pulisce il bilancio dalle superfetazioni nate a mero fine di consenso politico”.

Vediamo prima quali interventi concreti si possono fare per recuperare risorse limitando l’evasione fiscale. Da dove cominciamo? 

Intanto bisognerebbe rendere efficace davvero la manovra fatta sulla trasmissione automatica dei dati contenuti nella fatture Iva. Se fatta in modo da essere efficace, potrebbe dare una quantità di soldi incredibile come recupero di evasione dell’Iva. Da sola potrebbe dare risorse per sanare nel medio termine il bilancio e per ridurre le imposte per gli onesti.

Perché così come l’ha varata il governo non è efficace?

Diciamo che presenta diversi limiti.

E che cosa bisognerebbe fare?

Ho scritto un lungo articolo sul Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-02-01/si-e-fatto-tro...) riprendendo la proposta che come Nens facemmo già nel 2014. Posso qui riassumerne brevemente alcuni aspetti, anche se sono aspetti molto tecnici. Intanto è stata prevista una comunicazione trimestrale (per il primo anno semestrale) delle sole fatture registrate; mancheranno quindi i dati relativi alle operazioni fuori campo di applicazione dell`Iva, e (soprattutto) di quelle indetraibili. Ciò provocherà notevoli complicazioni sia per i contribuenti che per l`amministrazione, soprattutto perché chi acquista è tenuto a registrare le fatture solo se, e al momento in cui, le porta in detrazione. Sembra fatta apposta per complicare le cose. La proposta Nens, invece, prevedeva (esclusivamente) la trasmissione dei dati delle fatture relative alle cessioni e un controllo puntuale da parte del cliente, fattura per fattura, della effettiva trasmissione dei dati da parte del fornitore e della loro correttezza. Salvo che per i distributori automatici, non è prevista poi la comunicazione obbligatoria dei corrispettivi di chi non è obbligato ad emettere fattura (esercizi commerciali, bar, ristoranti, parrucchieri, ecc.), rinunciando così a qualsiasi controllo diretto sull`evasione al consumo finale. Il provvedimento nasce quindi monco e carente. Le sanzioni previste sono irrisorie: 2 euro per ciascuna fattura non trasmessa con un massimo di 1.000 euro a trimestre, con riduzione alla metà in caso di adempimento successivo (15 giorni). La soluzione corretta sarebbe stata quella di introdurre sanzioni commisurate all`entità delle fatture. E’ stata introdotta una dichiarazione Iva trimestrale che rappresenta un nuovo e pesante adempimento per i contribuenti che richiederà altre elaborazioni di acquisizione e controllo da parte dell`Agenzia delle entrate in un continuo scambio di comunicazioni tra le controparti. La proposta Nens prevedeva invece di utilizzare semplicemente il modello F24 sdoppiando il dato dell`Iva a saldo in Iva a debito e Iva a credito, risolvendo così il problema in maniera molto semplice soprattutto per il contribuente….”

Ma quanto potrebbe produrre in termini di gettito recuperato questo intervento?

Le analisi sui dati reali di gettito e di evasione porta a prevedere un incasso nel medio termine di circa 27 miliardi di iva evasa, più gli effetti che questo recupero dell’Iva avrebbe a cascata sui dati relativi all’imponibile Irpef, Ires e Irap. Tutto compreso si potrebbe arrivare nel medio termine, diciamo in tre anni, a superare i 50 miliardi di euro. Un dato che consentirebbe di affrontare in modo strutturale le difficoltà del bilancio e di avviare però, nello stesso tempo, una vera e credibile riduzione delle imposte per chi le paga.

Vi sono anche altre proposte di recupero dell’evasione fiscale? 

Come Nens stiamo per presentare altre due proposte, frutto di approfondimenti e studi. La prima riguarda lo split payment, che è stato realizzato solo in parte. Anche il governo ora sta riflettendo su questo dato. Ma sono rimasti fuori molti settori di attività. Nella nostra proposta ne vengono elencati diversi. Quello più importante e produttivo ai fini del recupero dell’evasione Iva riguarda probabilmente i compensi per prestazioni di servizi assoggettati alla ritenuta alla fonte, in sintesi le prestazioni professionali. Queste sono state escluse dallo split payment sulla base dell’ipotesi che i professionisti non evadono. Il che è vero per l’Irpef, ma non sembra vero per l’Iva: come dimostra lo studio dei dati concreti, spesso questi contribuenti fatturano l’Iva ma non la versano. Se lo split payment viene esteso si può ricavare fino a 1 miliardo e mezzo di euro dall’evasione fiscale.

E l’altra proposta?

L’altra operazione che proponiamo può portare fino a cinque miliardi e mezzo di euro di recupero dell’evasione dell’Iva. Da tempo studiamo e proponiamo di intervenire su questo aspetto: la riduzione degli spazi che consentano ai contribuenti disonesti di fare arbitraggi tra le diverse aliquote Iva, nascondendo una parte degli affari, cioè evadendo, ma unendo anche all’evasione vera e propria un comportamento strategico: presentano a scarico dell’Iva solo le spese sostenute e per le quali viene applicata l’aliquota più alta e presentano al fisco come incassi solo le vendite o le prestazioni per le quali vanno applicate le aliquote più basse. Il nuovo studio del Nens propone di avvicinare le aliquote. In realtà, se si mettesse una sola aliquota si potrebbero recuperare 10-11 miliardi. Ma non è necessario arrivare a tanto. Come scriviamo nella proposta che a giorni presenteremo sul sito del Nens, potremmo semplificare il sistema con due solo aliquote: la più bassa al 5 per cento; l’altra potrebbe essere fissata a un livello molto inferiore a quello attuale del 22 per cento, cioè in una fascia che va dal 18,69 al 18,97 per cento. Questa sola operazione può comportare un recupero di evasione di oltre 5 miliardi e mezzo di euro, dato calcolato in base a tutti i flussi reali e sui dati reali di evasione.

Ma come si sceglie la soglia giusta tra 18,69 e 18,97 per cento?

Dipende da che cosa si vuole fare con le risorse recuperate dall’evasione: si lasciano ai contribuenti, le prende tutte lo Stato, si fa a metà.

Messe tutte insieme queste misure darebbero una montagna di risorse…

Ma non è detto che vadano applicate tutte o tutte insieme. Ci sono diverse possibilità. Senza contare che ci sarebbe anche la necessità di ripulire il bilancio da quelle che io chiamo superfetazioni a fini di consenso.

Di che cosa si tratta?

Cominciamo dall’Ires. Nel 2016 ne è stata prevista la riduzione al 24 per cento dal 1 gennaio 2017. Ora capisco che vi sono problemi di concorrenza fiscale tra diversi Paesi. Ma di fronte al rischio di essere sottoposti addirittura a una procedura di infrazione, che metterebbe a rischio e limiterebbe la nostra sovranità, è proprio così urgente procedere in questa direzione? Sono 2,6 miliardi di risorse. Uno slittamento di questa misura a un momento in cui le misure contro l’evasione abbiano cominciato a produrre i propri effetti non sarebbe opportuna? Si tratta del taglio delle imposte sui profitti delle società, taglio che non ha alcuna contropartita: a parte che non si capisce perché i profitti debbano pagare meno imposte dei redditi da lavoro, non è una riduzione di imposte che va a favore dell’attività. Favorisce solo i redditi degli imprenditori, i quali in questa fase è ben difficile che si mettano a investire queste somme. Poi c’è la cancellazione dell’Irap per agricoltura e pesca, che vale 538 milioni. Sono settori già molto sussidiati sul piano fiscale: sostanzialmente non pagano né Iva né Irpef e rappresentano oltretutto la più vasta area di evasione fiscale, fenomeno che peraltro non è solo italiano. Anche questo è un eccesso. Ci sono 250 milioni del bonus ai diciottenni e altri bonus….

Insomma, mi pare di capire che non è un dramma trovare tre miliardi e mezzo di euro, soprattutto se così si recupera fiducia sui mercati e se c’è la volontà politica di andare davvero a recuperare l’evasione fiscale, che secondo le ultime rilevazioni dell’Istat è cifrabile in circa 140 miliardi di euro l’anno…. 

Ma certo che va fatto e certo che, se si vuole, si può fare. Per usare lo slogan di Obama, Yes we can.

Articolo originalehttp://www.ilcampodelleidee.it/doc/1553/la-manovra-se-si-ha-la-volont-politica-di-ridurre-levasione-fiscale-si-pu-assestare-il-bilancio-e-ci-sono-pure-le-risorse-per-ri.htm

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