Misure anticrisi. Ridurre l’Iva non è la cura giusta

Novembre 2008
La crisi finanziaria è tutt’altro che esaurita come dimostra la necessità di intervenire a salvare Citygroup dal fallimento. Ciò non può che peggiorare le prospettive dell’economia reale.
 
Come la crisi finanziaria, anche la recessione è globale e si annuncia molto forte. In questa situazione cambiano i paradigmi di gestione abituale delle economie: la politica monetaria risulta sempre meno efficace, anche se una ulteriore riduzione dei tassi da parte della BCE sarebbe benvenuta (nonostante il ritardo). Sono oggi invece necessarie politiche di bilancio di tipo keynesiano.
 
E’ bene essere consapevoli che l’urgenza è massima. Dopo l’intervento della Cina (600 md $, di cui in realtà solo 100 aggiuntivi), gli S.U. si apprestano a varare una manovra espansiva in disavanzo di almeno 400 md.
 
E l’Europa? L’Europa rimane in attesa, frenata dalla resistenza della Germania preoccupata di doversi fare carico del costo maggior della manovra. Tuttavia ogni ritardo non può che peggiorare la crisi: la consapevolezza dell’eccezionalità della situazione tarda a farsi strada. Ciò che è necessario in Europa è un intervento coordinato; non tanto nelle specifiche misure che possono anche articolarsi diversamente, quanto per gli effetti sulle aspettative di una decisione comune.
 
Si è parlato di un ammontare pari al’1% del PIL: è il minimo indispensabile considerato che l’output gap causato dalla crisi è più elevato per tutti i paesi.
 
Si è anche parlato di una riduzione generalizzata dell’IVA di un punto (v. Bruegel Poliyberief).
Questa ipotesi presenta aspetti discutibili: è deflazionistica in un periodo in cui la deflazione sembra il problema principale; è generale riguardando tutti i consumi; si può trasferire in parte a favore delle imprese, anziché dei consumatori…L’aspetto positivo (oltre a quello “politico”) è che trattandosi di una misura una tantum, i contribuenti avrebbero un forte incentivo ad anticipare gli acquisti. Ma nel caso italiano l’efficacia di questa misura troverebbe un limite nell’alto tasso di evasione praticato su questa imposta.
 
Una manovra sull’IVA avrebbe un costo per l’Italia di circa 6 md.
 
E’ evidente che il nostro Paese ha minori margini di manovra di altri, tuttavia numerosi interventi una tantum sono ipotizzabili, con l’effetto e l’obiettivo di contenere la discesa del PIL, e di riprendere dopo 2 anni il sentiero del risanamento e della riduzione del debito. In proposito rinviamo alle proposte analitiche, contenute nel V° rapporto sulla finanza pubblica, pubblicato pochi giorni fa , e disponibile sul sito Nens.
 
L’obiettivo di fondo deve essere comunque quello di sostenere la domanda interna di consumo (bassi redditi), di fornire immediatamente il mercato del lavoro di adeguati ammortizzatori sociali (soprattutto per i lavoratori precari) e di fornire liquidità alle imprese.

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