Dati Istat e altre stime (Eurostat, Ue, Bankitalia)

Gennaio 2009
Dati Istat e altre stime (Eurostat, Ue, Bankitalia)
Il quadro di una recessione che in Italia non trova contrasto
 

I dati Istat diffusi oggi, 20 gennaio 2009 (fatturato industriale di novembre 2008 su novembre 2007 in calo di quasi 14 punti, ordinativi industriali in caduta del 26,2 per cento),  confermano l’asprezza della congiuntura in atto e la severa preoccupazione per le prospettive a breve.

Il bollettino Istat, del resto, è solo il più recente documento di descrizione della situazione economica, che fa seguito alle comunicazioni di Eurostat, dell’Unione europea e della Banca d’Italia. L’insieme di questi dati offre un quadro complessivo poco compatibile con l’insistenza del governo nel minimizzarne la drammaticità. Unione europea, Banca d’Italia (nonché le stime prodotte da Nens) indicano un arretramento del Pil 2009 di 2 punti percentuali; Eurostat registra un calo della produzione industriale a novembre 2008 pari a quasi 10 punti (7,7 la media Ue); secondo le stime Ue, le esportazioni italiane hanno subito nel 2008 una decurtazione dell’1,5% destinata a moltiplicarsi nel 2009 fino al 5,8% (5,5 secondo la Banca d’Italia); sempre la Ue, certifica per il 2009 un calo dell’occupazione pari all’1,8% che porterà il tasso di disoccupazione sopra l’8% e dei consumi privati, ridotti dello 0,4% nel 2008, e destinati a subire, nel 2009, un’ulteriore contrazione dello 0,5.
Il decreto cosiddetto “anticrisi”, invece di immettere risorse nell’economia reale del Paese aumenta il prelievo di oltre 3 miliardi di euro e taglia 100 milioni ai fondi per la formazione (vedi Bollettino Bankitalia n.55), per redistribuirne poi 2,4 con il “bonus famiglie”: un’operazione che il commissario Ue definisce “in linea” con gli impegni assunti giacché non modifica i saldi di bilancio, ma che tutti gli osservatori ritengono sostanzialmente ininfluente rispetto alla crisi recessiva che l’Italia ha impetuosamente imboccato, al pari di quasi tutti gli altri Paesi industrializzati dove, tuttavia, i governi stanno varando misure di contrasto per centinaia di miliardi.

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