Terapia d'urto sul recupero dell'evasione per ridurre imposte e mantenere l'equilibrio del bilancio

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Ottobre 2020

Il ministro Gualtieri nel confermare le intenzioni del Governo in materia di riforma fiscale, ha precisato che essa sarà attuata in tre anni con apposite leggi delega. Ciò significa che la riforma è stata in realtà rinviata per ragioni di costi (15 miliardi almeno se si conferma l'obiettivo che nessuno debba subire un aumento di imposizione, neanche di 50-100 euro l'anno), e anche per le perduranti divisioni nella maggioranza. La riforma in realtà sarebbe limitata all'Irpef per la quale si prevede: a) l'abolizione delle detrazioni per carichi familiari che dovrebbero essere riassorbite nell'assegno per i nuclei familiari per il quale è già stata approvata una delega in Parlamento, delega che però, oltre ad essere molto costosa (6 miliardi) mal si concilia con la (a questo punto necessaria) riforma dell'imposta, mentre i due interventi dovrebbero essere coerenti tra loro e frutto di un'unica visione organica.
 
b) la riforma della struttura delle aliquote, per la quale il ministro propone un prelievo secondo una funzione matematica continua, mentre Italia Viva continua a proporre un'imposta "piatta" con sole tre aliquote e una deduzione eguale per tutti. Come è stato abbondantemente chiarito, questa seconda ipotesi implica, a parità di gettito, una penalizzazione dei redditi medi rispetto a quelli più elevati, mentre Gualtieri vorrebbe, giustamente, concentrare le riduzioni d'imposizione proprio su questi contribuenti. Personalmente condivido ambedue gli interventi (se ben fatti) per averli proposti io stesso per molti anni. c) si ipotizza inoltre un intervento sulle Tax Expenditures assolutamente necessario, anche se politicamente molto difficile da effettuare, dato che il Parlamento continua a introdurre, o a proporre, ulteriori agevolazioni ogni volta che un provvedimento economico passa per le Camere. In proposito, sarebbe però possibile fissare un tetto complessivo agli oneri deducibili utilizzabili, con risparmi di gettito non simbolici.
 
Non si affronterebbero quindi altri problemi egualmente importanti, quali la definizione della base imponibile dell'imposta che di fatto esclude pressoché tutti i redditi dell'agricoltura, dei fabbricati e da capitale (esenti o soggetti ad aliquote ridotte) e la razionalizzazione delle imposte patrimoniali (riforma del catasto, tassazione della prima casa, imposta di successione, ecc.). Anche la questione del cuneo fiscale sarebbe affrontata in modo limitato e indiretto. Ma il punto di fondo mi sembra essere il fatto che ridurre la pressione fiscale, come chiedono tutti i gruppi politici, appare velleitario e pericoloso, non solo per le condizioni attuali della finanza pubblica, ma anche perché dopo la crisi epidemica ci troveremo con ingenti spese correnti (assunzioni di medici, infermieri, personale scolastico ecc.), tutte permanenti, che andranno finanziate. Ne deriva che l'unica possibilità di tenere insieme una lieve riduzione delle imposte e l'equilibrio del bilancio dovrebbe essere una terapia d'urto in tema di recupero dell'evasione, argomento molto divisivo e su cui invece si procede con interventi parziali, non coordinati e talvolta mal disegnati.

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