Ridurre le tasse con i soldi europei? Un'idea due volte sbagliata

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Maggio 2020

Una delle affermazioni più singolari (e stravaganti) attribuite ad alcuni membri del Governo riguarda il possibile (anzi necessario) utilizzo delle risorse che il Fondo europeo renderà disponibili per finanziare una riduzione delle tasse. Naturalmente la prima obiezione che si può avanzare è che una riduzione delle imposte sarebbe permanente, mentre i fondi europei sono una tantum. Tuttavia questo vincolo potrebbe essere facilmente eluso nel contesto di un bilancio con maggiori disponibilità di risorse. In verità, il punto è di sostanza. Sembra quasi che i nostri politici, inebriati dalla possibilità di spendere senza vincoli, freni o rispetto di priorità siano convinti che questa dovrebbe essere la condizione ideale per il futuro; quindi aumentare le spese e ridurre le tasse al tempo stesso: uno straordinario bengodi. In verità dalla tragedia del Covid 19 l'Italia uscirà con disavanzi che possono essere sostenuti solo per un tempo limitato e con un debito pubblico superiore al 160% del Pil che potrà risultare sostenibile, una volta finita l'emergenza, solo se riusciremo a rilanciare una crescita robusta garantendo al tempo stesso un surplus primario adeguato, e una discesa del debito costante. In caso contrario, dovremo fare i conti con i mercati per i quali è del tutto irrilevante che il debito italiano sia stato determinato dai comportamenti dei Governi degli anni '80 del '900, dalla crisi del 2008 o dal coronavirus.

 
In sostanza "non c'è trippa per gatti", se mi è consentito usare un'espressione poco protocollare. Dietro certe affermazioni tuttavia, si intravede una posizione ideologica antitasse, tipica di un certa destra liberista, secondo la quale la presenza dello Stato nell'economia dovrebbe ridursi a prescindere, anche se proprio la crisi attuale ha dimostrato il contrario. La verità è che le tasse servono a finanziare la spesa pubblica e che non è vero che le tasse in Italia siano nel complesso eccessive. Non vorrei ricordare l'ironia con cui fu accolta l'affermazione del compianto Padoa Schioppa circa le tasse "bellissime", o le polemiche che accompagnarono la pubblicazione del libretto polemico di Cipolletta in materia. Ma è giunto il momento per tutte le persone intellettualmente oneste di opporsi esplicitamente a certe pericolose vulgate. In Italia le tasse sono eccessive per chi è costretto a pagarle, ma non per tutti. Se si intervenisse in modo deciso e incisivo contro l'evasione (sempre che il Garante della Privacy si decida a consentirlo), e si ridimensionassero le spese fiscali ci sarebbero ampi margini per ridurre le tasse ai contribuenti onesti e alle imprese. In realtà la polemica antitasse serve solo a legittimare l'evasione e a facilitare l'elargizione di bonus a lobbies e questuanti vari, comprando così voti e consenso.

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