A proposito di accise: eliminarle non è possibile ma possono favorire la transizione ecologica

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Gennaio 2023

La vicenda delle accise conferma la scarsa consapevolezza dell'attuale governo su questioni rilevanti del nostro assetto istituzionale e sulle reali possibilità di riforma. I seguenti punti meritano di essere evidenziati. 1) Le accise non sono certo una peculiarità italiana, ma sono la modalità tradizionale con cui (da secoli) si applicano alcune imposte indirette e in particolare quelle sui grani e successivamente sugli oli minerali, gli spiriti, i tabacchi, ecc. 2) La loro caratteristica è che per ragioni di semplicità amministrativa sono commisurate alle quantità vendute del bene e non al suo valore.

 
3) Esse sono di applicazione generale nei Paesi Ue, anzi rappresentano una "risorsa propria" per cui sono previsti valori minimi da applicare comunque. 4) Parlare di eliminazione delle accise è quindi privo di senso, e anche la loro possibilità di riduzione trova un limite. 5) Proprio perché commisurate alla quantità e non al prezzo, tra le imposte indirette sono le più regressive (anche la tassa sul macinato era un'accisa). 6) Per lo stesso motivo, la loro incidenza effettiva si riduce con l'inflazione, cosa che può giustificare (piccoli) aumenti successivi.
 
7) Per lungo tempo l'incidenza delle accise in Italia è stata superiore o vicina ai livelli massimi europei, ma durante i governi di centrosinistra (1996-2001 e 2006-08) esse non furono aumentate, anzi furono ridotte per far fronte ad un aumento dei prezzi dell'energia che allora si verificò. A quei tempi risale infatti la norma che consente di sterilizzare, riducendo le accise, l'aumento dei prezzi dei carburanti comprensivo di Iva. Norma rimasta in vigore e che il Governo Draghi ha riesumato alcuni mesi fa. 8) L'incidenza delle accise sui carburanti è invece fortemente cresciuta nel 2011 a causa di successivi robusti aumenti operati dal Governo Berlusconi (ministro Tremonti), Governo di cui l'attuale premier faceva parte, ed è tornata ad essere la terza più alta in Europa.
 
Concludendo, l'esperienza passata ci dice che i cittadini italiani sono estremamente sensibili ai prezzi dei carburanti, e che è utile che i governi tengano questo aspetto nella debita considerazione. Tuttavia, prezzi elevati dei carburanti fossili possono aiutare il processo di transizione verso forme di carburanti meno inquinanti, e sarebbe bene che i governi operassero con disincentivi e sussidi per accelerare i tempi della transizione. Tutto questo dovrebbe avvenire all'interno di una strategia consapevole.

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