I probabili effetti della riduzione dei parlamentari sulla funzionalità delle Camere

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Settembre 2020

E’ molto difficile che il no al referendum (per quanto fondate siano le argomentazioni dei suoi sostenitori) possa prevalere nel voto del 20-21 settembre. Può quindi essere utile riflettere su alcuni esiti probabili del nuovo assetto da un punto di vista operativo. Nella mia (non breve) esperienza parlamentare, ho trascorso una legislatura in Senato. Provenendo dalla Camera, ho trovato alcune differenze evidenti. Tempi di lavoro molto più brevi, ritmi più lenti, dibattiti pacati con molta minore aggressività rispetto alla Camera, una ben minore vocazione alla contrapposizione radicale tra maggioranza e opposizione e soprattutto nei confronto del Governo che al Senato di solito non incontra(va) opposizioni radicali, contrapposizioni aggressive, trabocchetti procedurali. Tutto ciò può essere attribuito in buona misura al fatto che il numero dei senatori è la metà di quello dei deputati, in parte (limitata) alla più elevata età media, in parte ancora al fatto che a quel tempo quasi tutti i leader più rilevanti e i segretari dei partiti erano deputati, e quindi come diceva Nino Andreatta: “La Storia non passa per il Senato”. Ciò significa che una Camera dei Deputati ridotta a 400 membri può funzionare adeguatamente e probabilmente con qualche vantaggio rispetto ad ora.

 
Ma completamente diverso è il discorso per un Senato di 200 membri. Già oggi i lavori in molte Commissioni vedono, per vari motivi la presenza di pochissimi senatori (4, 5, o poco più). Con un numero di membri così limitato i problemi di funzionalità saranno molto rilevanti, tenuto anche conto del fatto che non pochi parlamentari sono e saranno membri del Governo e quindi non potranno partecipare ai lavori delle Camere, e altri dovranno invece partecipare ai lavori di Commissioni bicamerali o speciali, Giunte, ecc. Una risposta potrebbe essere quella di accorpare le Commissioni attuali, per esempio unificando Finanze, Tesoro, Attività Produttive, ecc. Ma in questo caso la qualità del lavoro sarebbe molto peggiore e le capacità di approfondimento inesistenti: un ulteriore vantaggio per l’esecutivo. In sostanza, la radicale riduzione del numero dei Parlamentari in un sistema come il nostro dove vige il bicameralismo perfetto difficilmente potrà funzionare. E non a caso tutte le proposte di riduzione del numero dei parlamentari erano state presentate nel contesto di un superamento del bicameralismo perfetto, cosa che oggi non solo non avviene, ma non viene neanche ipotizzata per il futuro prossimo.

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