Covid 19: in Europa le Autorità per la privacy fanno naufragare il tracciamento

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Novembre 2020

E’ ormai evidente la difficoltà (incapacità?) dei Paesi occidentali di gestire in modo efficace l’epidemia da coronavirus. Il confronto con i Paesi orientali sia democratici che gestiti da sistemi autoritari è impietoso. Per fare un solo esempio, la Corea del Sud, uno dei Paesi inizialmente più colpiti dal virus, presenta oggi poco più di 100 contagi giornalieri su 51,5 milioni di abitanti, e prevede una riduzione del Pil nel 2020 di solo l’1%. Analoghi risultati positivi si registrano a Taiwan, Singapore, Vietnam, Giappone, Nuova Zelanda….Il segreto di questo successo risiede nella strategia di tracciamento e isolamento immediato dei contagi che è stata adottata. Strategia che in teoria era stata decisa anche In Italia e in Europa dopo la prima ondata dell’epidemia, proprio al fine di evitare una ricaduta. Quel che non ha funzionato è abbastanza evidente: il tracciamento in Corea e negli altri Paesi avviene utilizzando congiuntamente il GPS dei telefonini e i pagamenti con le carte di credito il che consente di individuare con estrema rapidità tutti i contatti e gli spostamenti di ogni contagiato; coloro che sono colti in prossimità di un contagiato, una volta individuati, vengono posti in isolamento utilizzando spesso strutture dedicate.
 
In Italia (e in Europa), invece, scaricare l’app Immuni è facoltativo e il tracciamento è condizionato alla collaborazione di chi è entrato in contatto col virus. La quarantena si trascorre nella propria abitazione, il che spiega eloquentemente il motivo per cui la maggior parte dei contagi si verifica in famiglia. Il risultato non poteva che essere la crescita esponenziale dei contagi e il fallimento dell’intera strategia. Potevano i Governi agire diversamente? La risposta è negativa nelle condizioni giuridico-istituzionali e culturali attuali: le autorità per la privacy di tutta Europa sono state concordi nel sostenere che il tracciamento dovesse avvenire su basi volontarie e assolutamente anonime, mentre per molti lo stato di emergenza non era sufficiente a giustificare violazioni eccessive delle libertà costituzionali dei cittadini. Un clima culturale libertario e anarcoide, e in sostanza negazionista, è stato adottato da leaders importanti come Trump e Boris Johnson, e dalle destre politiche di tutto il mondo. In Italia alle posizioni dell’opposizione si sono aggiunte quelle interne alla maggioranza di Italia Viva e di settori del PD: tutti ricordano per esempio che il Presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini a settembre aveva proposto la riapertura degli stadi al pubblico. Ancora oggi i sindaci delle principali città sono contrari a provvedimenti più incisivi per evitare le proteste dei loro cittadini.
 
E’ evidente che siamo in presenza di un serio problema culturale e istituzionale relativo all’equilibrio tra diritti individuali e tutela degli interessi colletti, sia sanitari che economici: il paradosso delle posizioni negazioniste o semi-negazioniste consiste infatti che per difendere la libertà economica, dei commerci e degli individui, esse producono l’effetto opposto a causa del dilagare dei contagi, dei ricoveri, dei decessi che portano inevitabilmente a ulteriori lockdown, con tutte le conseguenze del caso. E’ giunto il momento di cominciare a discutere in modo esplicito di queste questioni.

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