Appunti per Agorà Democratiche: un fisco più chiaro, più giusto

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Marzo 2022

La riflessione sul sistema fiscale va inserita nel contesto più ampio del contrasto alle diseguaglianze e della promozione di una maggiore giustizia economica tra i cittadini.

A tal fine dovremmo innanzitutto concordare sul fatto che i contribuenti devono essere uguali di fronte alle leggi tributarie: a parità di condizioni personali e capacità contributiva le imposte pagate dovrebbero essere le stesse. Oggi in Italia non è così. E questo l’aspetto fondamentale della questione a cui fare riferimento nella nostra discussione.

Negli ultimi 20 anni e ancora oggi, sono state, e vengono, introdotte sistematicamente e continuamente norme e interventi settoriali, episodici, privi di coerenza e razionalità, prevedendo bonus, incentivi, detassazioni, aumenti o riduzioni di aliquote, esenzioni, regimi sostitutivi, in modo sostanzialmente arbitrario e con effetti molto seri sulla parità di trattamento dei contribuenti. Oggi in Italia esistono oltre 500 “spese fiscali” per una perdita di gettito di oltre 60 miliardi.

Ciò pone un primo problema: l’integrazione dell’art. 53 della Costituzione che preveda oltre al principio di progressività anche quello di equità orizzontale, la “generalità e uniformità del prelievo”, senza la quale la progressività viene vanificata.

Il secondo punto riguarda la lotta efficace all’evasione fiscale. L’evasione di massa è una caratteristica ben nota del nostro sistema. Occorre una “terapia d’urto” in grado di risolvere il problema in alcuni anni. Le possibilità tecniche esistono, gli ostacoli sono politici. Senza una consistente riduzione dell’evasione la legittimità del sistema fiscale è compromessa, e non sarà possibile finanziare le nuove spese correnti causate dalla pandemia (per sanità, istruzione, trasporti, ecc.), né più in generale gli interventi di redistribuzione e gli investimenti.

La tassazione progressiva dei redditi dovrebbe essere alla base del nostro sistema fiscale. Così non è: i redditi di capitale beneficiano di trattamenti privilegiati generalizzati. Si è andato affermando il principio secondo cui i redditi di capitale, quelli derivanti dalla ricchezza posseduta, ottenuti senza lavorare, abbiano una capacità contributiva minore dei redditi di lavoro, contrariamente a quanto sostenuto dalla teoria per più di un secolo.  La progressività di un’imposta può avvenire tramite una scala di aliquote con pochi scaglioni (come oggi in Italia), o molti scaglioni (come in Italia negli anni 70-80), o tramite una funzione continua, sul modello tedesco; i risultati in termini di incidenza ed equità possono essere molto diversi.

Le imposte sul patrimonio hanno suscitato una nuova attenzione sia a livello scientifico che politico negli ultimi anni. Esse sono nei programmi dei partiti di sinistra in tutto il mondo. Esistono diverse tipologie di imposte patrimoniali. Esse vanno discusse senza pregiudizi. Le imposte patrimoniali contribuiscono in modo spesso decisivo alla progressività di un sistema fiscale, incentivano l’uso produttivo dei capitali, facilitano l’assunzione dei rischi. Anche l’imposta sulle successioni è un’imposta patrimoniale che in Italia è particolarmente carente.

L’imposizione sulle imprese va effettuata distinguendo tra imprese individuali e società per azioni. Mentre le prime possono essere assoggettate alla normale imposta sul reddito, alle seconde deve applicarsi l’imposta sulle società, e per esse esiste anche la possibilità di adottare a livello nazionale il principio della tassazione minima recentemente introdotto timidamente a livello globale con notevole recupero di gettito.

Per il finanziamento del welfare si continua a fare affidamento sugli strumenti tradizionali: imposte sul reddito e contributi sociali che colpiscono prevalentemente o esclusivamente i redditi di lavoro. Ciò non è più sostenibile. Negli ultimi 30 anni i redditi di lavoro si sono ridotti rispetto al reddito nazione di 15-20 punti percentuali ed oggi rappresentano meno del 50% del totale. Bisogna coinvolgere anche gli altri redditi nel finanziamento della spesa per il welfare, come ci ricorda anche la Commissione europea. In questo modo si ridurrebbe il carico fiscale non solo per i lavoratori dipendenti, ma anche per i professionisti e per le piccole imprese.

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