Economia: Ritorna la Finanza Creativa

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Dicembre 2018

 

Pubblicato su InPiù.

Sembra che il Governo voglia impegnarsi con la Commissione Ue per dismissioni da 18 miliardi, di cui 2 da dismissioni immobiliari. Ora non è chiarissimo da dove possono provenire i 16 miliardi non immobiliari da vendere, ma per quanto riguarda gli immobili, si può dire che oggi il demanio non ha (quasi) più nulla da vendere, tanto che la sua attività si limita alla gestione del patrimonio immobiliare direttamente utilizzato dai pubblici uffici. L’unico asset disponibile è la società Invimit di proprietà del Tesoro che gestisce un patrimonio immobiliare delle Regioni e degli enti locali il cui valore complessivo, grazie alle ben note capacità gestionali di Elisabetta Spitz, è fortemente cresciuto negli ultimi anni, e ammonta oggi a 1,4-1,5 miliardi. E forse non è un caso che proprio in questi giorni la Spitz ha rassegnato le dimissioni dall’incarico. Vi sono poi circa 700 milioni di immobili dell’Inail che si potrebbero aggiungere per arrivare alla cifra desiderata. Questi assets verrebbero ceduti alla Cassa Depositi e Prestiti secondo un approccio di vendita a sé stessi diventato abituale ai tempi dei Governi Berlusconi-Tremonti, giocando sulla circostanza che formalmente la Cassa si colloca all’esterno della PA.
 
Il fatto è però che la Cassa, proprio per la sua natura formalmente privata, non può fare l’operazione gratis, dovrà quindi farsi remunerare o emettere obbligazioni garantite dal Tesoro che presumibilmente avranno un costo elevato. Quindi è pressochè certo che, scontando al presente il valore dei flussi di interessi e/o canoni che dovranno essere versati alla Cassa negli anni successivi, si otterrà una somma superiore, e anche di molto, a quella che verrà incassata. Ci si indebita per il futuro per ottenere un sollievo presente secondo le migliori tradizioni della “finanza creativa”. In proposito ricordo che nel 2006, ritornato ad assumere la responsabilità delle Finanze dopo 5 anni, trovai che i palazzi in cui operava l’anagrafe tributaria erano stati inseriti nell’operazione “Patrimonio 1” e che per la loro utilizzazione il Ministero pagava un canone annuale ben superiore ai tassi d’interesse prevalenti sul mercato. Decidemmo allora di riacquistare i palazzi risparmiando parecchi denari. Oggi la storia sembra ripetersi: un Governo con l’acqua alla gola si accinge ad ipotecare un altro pezzetto del nostro Paese.

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